Si parla di regressioni del sonno ma, come abbiamo già avuto modo di dire, la regressione del sonno vera e propria è una sola, quella che si verifica intorno al quarto mese del bambino e che segna un cambiamento fisiologico nella struttura del suo sonno. Anche nei mesi successivi però il piccolo può vivere dei momenti di fatica con il sonno, chiamati impropriamente “regressioni”. Vediamo di scoprire insieme che cosa sono e come affrontarle.
Le regressioni del sonno nei primi due anni
Questi episodi detti “regressioni” sono in realtà fasi di crescita e di sviluppo che possono influenzare temporaneamente il sonno. Si verificano nei primi due anni di vita del piccolo, in coincidenza di significative tappe di sviluppo che avvengono intorno ai 6, 9, 12, 18 e 24 mesi, cioè quando acquisisce nuove competenze motorie, cognitive o emotive. Insomma, vengono visti come passi indietro ma a tutti gli effetti sono grandi conquiste!
Ogni nuova tappa di sviluppo, però, rappresenta una piccola rivoluzione nell’equilibrio quotidiano di un bimbo e queste novità possono “disorientarlo” e generare in lui un bisogno di rassicurazioni. Di conseguenza, il sonno – che è un momento di separazione del piccolo dai genitori – può risentirne.
In questi momenti è possibile, infatti, che si verifichino:
- agitazione notturna
- risvegli frequenti o precoci
- difficoltà nell’addormentamento
- pisolini più brevi
Regressione del sonno tra i 6 e i 9 mesi
Tra i 6 e i 9 mesi il bambino vive un periodo di grandi scoperte: inizia a gattonare, a stare seduto, a muoversi in autonomia. Ma soprattutto capisce di essere un individuo distinto dalla mamma. Questa scoperta è bellissima, ma anche un po’ spaventosa e può suscitare in lui ansia da separazione. Il piccolo non si rende conto che il genitore esiste anche quando non lo vede e questo può creare fatica nei momenti di separazione, come quello della nanna. Cosa si può fare per rassicurarlo? Innanzitutto è importante fargli capire che il genitore ci sarà anche al suo risveglio e che essere fuori dal suo campo visivo (ad esempio in un’altra stanza) non vuol dire essere assenti. Durante il giorno può essere, quindi, molto utile giocare a cucù, parlare anche da un’altra stanza, anticipare e spiegare i distacchi. Mentre, quando è ora della nanna, il mantenimento di una routine della nanna strutturata e consolidata insieme a frasi come “Ci vediamo domani mattina” o “Sono in camera mia a dormire” aiutano il bambino a capire che il genitore c’è, anche se non lo vede.
Regressione del sonno dei 12 mesi
Intorno all’anno di vita l’ansia da separazione può ripresentarsi. A questa età, infatti, molti bambini iniziano a camminare e a esplorare il mondo: si allontanano fisicamente dai genitori, ma hanno ancora bisogno di sentirsi al sicuro. Questo nuovo equilibrio tra autonomia e rassicurazione può creare qualche agitazione notturna o difficoltà nel riaddormentarsi.
Regressione del sonno tra i 18 e i 24 mesi
Tra i 18 e i 24 mesi il bambino fa un grande salto sul piano emotivo e cognitivo. Sviluppa la memoria, impara a dire “no”, sperimenta emozioni esplosive e inizia a mettere alla prova le regole. È la fase in cui cerca i confini: più una regola è solida, più lui si sente al sicuro. Se, invece, i genitori oscillano o mostrano incertezza, il bambino può reagire con proteste forti anche al momento della nanna.
In questa fase di crescita, può capitare che un piccolo, anche fino a quel momento tranquillo, provi a scavalcare il lettino. Come mai? Semplice: sta cercando di capire le regole della sua famiglia e sta provando a romperle.
C’è da preoccuparsi per le regressioni?
Queste fatiche improvvise del piccolo con il sonno possono destare qualche preoccupazione nei genitori. In realtà non c’è nulla di cui preoccuparsi per le cosiddette regressioni del sonno. Come abbiamo detto, sono solo dei momenti di assestamento e di ansia da separazione che il bimbo vive in corrispondenza di balzi evolutivi importanti. In pratica, il piccolo vuole fare dei passi avanti ma, al tempo stesso, è un po’ preoccupato e chiede rassicurazioni ai genitori. Insomma, vuole sapere se il “trampolino di lancio” da cui tuffarsi è solido!ù
Come affrontare le regressioni del sonno nei diversi mesi
In che modo, quindi, è opportuno affrontare le regressioni del sonno dei diversi mesi? Qual è la strategia migliore da utilizzare? Senza dubbio, come sempre è importante stare vicino al piccolo in questi momenti anticipando la possibile fatica nel momento del distacco (e quindi della messa a nanna) dando particolare attenzione a una routine della nanna di qualità e a momenti di connessione da svegli. E accogliere le sue nuove conquiste, ad esempio, introducendo piccole modifiche al modo in cui si svolge la routine, in maniera adeguata alla sua età. Se la proposta del sonno si mantiene costante (anche dopo qualche piccolo aggiustamento), nel giro di qualche notte il piccolo tornerà a dormire serenamente.
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