L’ingresso al nido o alla scuola dell’infanzia è una fase delicata nella vita di una famiglia, che porta con sé una fatica che quasi tutti i genitori conoscono: il piccolo che piange al momento del distacco e che non vuole lasciarci andare. Questa cosa accade per via dell’ansia da separazione nei bambini, che può verificarsi quando il piccolo capisce di essere una persona a sé, diversa dal genitore.
Una tappa normale nelle fasi di crescita del piccolo che però, spesso, rischia di venire interpretata dagli adulti come un problema da risolvere.
Che cos’è l’ansia da separazione
L’ansia da separazione può emergere quando il bambino inizia a percepirsi come un individuo differente e separato dai propri genitori. Si manifesta intorno ai 6 o 9 mesi e poi di nuovo verso i 18 e può tornare a farsi sentire nei momenti di grandi cambiamenti. Proprio come quando avviene l’ingresso al nido o alla scuola dell’infanzia, situazioni in cui il bambino si trova davanti a un luogo nuovo, a persone nuove e a un distacco quotidiano da chi conosce e ama.
Momenti che rappresentano dei passaggi importanti nella vita di un piccolo ma anche in quella dei genitori che, potrebbero viverli con apprensione.
Come gestire l’ansia da separazione nel bambino
Un punto importante è proprio questo: così come per un bambino è normale provare ansia nel momento in cui percepisce la separazione dai propri adulti di riferimento, allo stesso modo è normale che i genitori vivano questo cambiamento con un po’ di preoccupazione. Ma la nostra agitazione non è causa dell’ansia da separazione nel bambino, un’emozione che si manifesterebbe a prescindere dalla nostra reazione. Quello che è certo, però, è che la nostra agitazione può contribuire ad accentuarla.
Il modo in cui affrontiamo i momenti di distacco dai nostri figli può influenzare la loro reazione. Quindi, quando si manifesta ansia da separazione è importante non negare questa emozione, ma accompagnarla, preparando il piccolo a quel che deve accadere, mostrandosi sereni e tranquilli.
Ansia da separazione e sonno
A pensarci bene, ogni giorno c’è un momento specifico in cui i piccoli possono sperimentare ansia da separazione. Si tratta della fase dell’addormentamento, la separazione quotidiana per eccellenza.
Per accompagnare il piccolo a lasciarsi andare al sonno con serenità, è fondamentale il modo in cui ci si saluta, prima della separazione notturna. Stiamo parlando della routine della nanna, molto importante come tutte le altre routine per i bambini. Possiamo trasformare, infatti, il saluto serale in un momento di qualità: non solo il “prima di lasciarci”, ma un tempo per stare insieme e salutarci bene. Il modo di farlo cambia con l’età del bambino.
- Con i più piccoli aiuta avere una routine della nanna strutturata, sempre uguale in cui oltre a prepararsi per il sonno, ci si coccola e si sta insieme. E durante il giorno possiamo giocare a cucù, o parlargli dall’altra stanza quando ci spostiamo: piccoli allenamenti che gli dicono: “Ci sono anche se non mi vedi”.
- Con i più grandi (dai tre anni) funziona bene trovare un gesto che colleghi il momento della separazione a quello del ritrovo: un bacio magico della sera e un abbraccio magico del mattino, oppure una domanda che proietta già al giorno dopo, ad esempio: “Con che canzone vuoi che ti svegli domani?”.
Come affrontare le difficoltà con il sonno causate dall’ansia
Le fatiche strutturate e ripetute nel tempo con il sonno di un bambino possono dipendere dall’ansia da separazione? In genere no, ma è possibile che in determinati momenti – come l’inizio della scuola dell’infanzia o del nido – queste novità nella vita del piccolo possano influenzare negativamente il sonno.
Che cosa fare in questi casi? Nel caso di ansia da separazione, la cosa migliore da fare è non fare nulla di diverso, cioè continuare a proporre il sonno così come si è sempre fatto e attendere che tutto torni alla normalità. In questi casi, quanto dura l’ansia da separazione? In genere nell’arco di un paio di settimane si dovrebbe risolvere.
Che cosa, invece, è meglio non fare in caso di ansia da separazione? Ci sono due mosse che, pur nate dal desiderio di rassicurare, rischiano di ottenere l’effetto opposto:
- evitare la separazione
- aggiungere presenza cambiando il modo in cui il bambino dorme.
Quando, per consolare il bambino nella fatica, cambiamo ciò che prima funzionava, è come se, in pratica, gli stessimo dicendo che quel “prima” sicuro forse non lo era davvero. E, di conseguenza, finiamo per confermargli proprio la cosa che temeva: che la separazione sia pericolosa.
Cosa fare se le difficoltà non passano
L’ansia da separazione è, dunque, una fase, e nella maggior parte dei casi si supera con serenità nel giro di poco tempo. C’è una cosa, però, che conta più di tutto. Davanti a ogni distacco il piccolo può provare paura e ha il diritto di provarla. Da solo, però, non sa se ciò che sente è troppo o se è gestibile: lo capisce guardando noi. Se restiamo sereni, gli mostriamo che quell’emozione è normale e si può attraversare.
Non sempre è, però, facile restare il punto fermo di cui il bambino ha bisogno o capire cosa sta succedendo al sonno del proprio piccolo. Se le difficoltà non passano o se senti di aver bisogno di un accompagnamento in queste fasi di passaggio, contattaci per una consulenza breve e valuteremo insieme cosa accade e come affrontarlo.

