Il piccolo dorme, in casa c’è finalmente silenzio, ma all’improvviso si sente un lamento. E iniziano le domande, i dubbi: che succede? Sta piangendo? Si sta per svegliare?
Queste sono le domande che mi rivolgono spesso molte mamme e papà e a cui rispondo con un rassicurante dato di fatto: i neonati di notte non dormono in silenzio e quello che a noi può apparire un lamento in realtà è il “rumore sano” che i piccoli emettono nelle prime settimane di vita.
Questo non vuol dire però che non possa capitare che un piccolo pianga mentre dorme. Ma perché i neonati piangono nel sonno? Vediamo insieme quali situazioni si possono verificare, a seconda dell’età dei piccoli.
Neonato che piange nel sonno: lamento, strillo o pianto a occhi chiusi?
Prima di tutto è importante capire la differenza tra bambino, neonato e lattante: si parla di neonato da quando un piccolo nasce alla quarta settimana di vita, di lattante dal secondo al dodicesimo mese di vita, dall’anno in poi di bambino.
Perché questa distinzione è importante? Perché quando si parla di neonati che piangono nel sonno bisogna comprendere di che cosa si sta effettivamente parlando. Possono esserci delle situazioni diverse con cause e significati differenti.
Un neonato può emettere:
- Un lamento: è il rumore del sonno e, oltre a versi e mugolii, include anche piccoli movimenti. Come mai i neonati dormono in questo modo così “attivo”? Perché durante la fase REM del loro sonno non hanno ancora sviluppato il blocco muscolare, quindi si muovono ed emettono suoni che sembrano lamenti ma non lo sono.
- Un pianto a occhi chiusi: può essere stanchezza, ma è più probabile che possa dipendere da un dolore o un fastidio, come il reflusso o la stitichezza.
- Un pianto a intervalli ravvicinati: in questo caso il piccolo si sveglia davvero e piange frequentemente in modo inconsolabile. Potrebbe trattarsi di sonno agitato, in cui conviene guardare ambiente, temperature e ritmi della giornata.
- Uno strillo: è più raro e di solito indica che al piccolo serve qualcosa: ha freddo, mal di pancia, un fastidio, oppure fame.
Il lattante piange nel sonno: i motivi possibili
Invece, se un lattante piange spesso nel sonno è possibile che questo avvenga se sta attraversando quella che comunemente viene chiamata “regressione del sonno del quarto mese”. In che cosa consiste? A partire dal quarto mese, nel sonno si alternano cicli di sonno leggero e cicli di sonno profondo (mentre fino ai quattro mesi ci sono solo cicli di sonno profondo). Questo cosa comporta? In pratica, durante le fasi di sonno leggero, il piccolo sente che sta per svegliarsi ma non vuole smettere di dormire e, tenendo gli occhi chiusi, rilascia la sua stanchezza con il pianto.
Anche in questo caso non è nulla di grave: è semplicemente un cambiamento che con il tempo il piccolo imparerà a gestire.
Il pavor notturno dei bambini
Diversa, invece, la situazione se un bambino vive un episodio di terrore o meglio di pavor notturno, cioè se il piccolo piange e urla dormendo e non dà alcun segnale di accorgersi della presenza del genitore accanto quando va a rassicurarlo. In questo caso si tratta di un disturbo del sonno che comprensibilmente può preoccupare i genitori ma che non è pericoloso. Bisogna solo attendere che la crisi di terrore passi e il bambino tornerà a dormire sereno. Nel caso di frequenti episodi di pavor notturno può essere utile contattare il medico curante.
Cosa fare quando un figlio piccolo piange nel sonno
Dunque, cosa fare quando il proprio figlio piccolo piange nel sonno? Il primo gesto è fermarsi, ascoltare e osservare. Prima di intervenire conviene capire che cosa sta accadendo e valutare come e se intervenire a seconda della sua età.
Con il neonato
Con il neonato è probabile che stia semplicemente dormendo e che prendendolo in braccio lo si svegli, quindi lo si lascia stare e si osserva se, pur emettendo quei sottili lamenti, continua a dormire sereno. Se invece strilla, si interviene controllando i bisogni: ha fame? Va cambiato? Se ha appena mangiato e non sembra avere nulla, si può provare a riaddormentarlo con meno stimoli possibile, per esempio con una mano sulla pancia e uno “shhh”.
Con il lattante
Con il lattante se piange con gli occhi chiusi e non sembrano esserci problemi (si è sporcato, ha caldo o freddo), lo si può lasciar fare. Se ha gli occhi aperti, si può intervenire cercando di farlo riaddormentare, sempre con pochi stimoli invece di prenderlo subito in braccio.
Lo “sbaglio” più comune quando un neonato piange nel sonno
Quando il proprio figlio piange durante il sonno è facile che i genitori commettano uno “sbaglio” in buona fede: il loro primo istinto è intervenire subito e prendere il piccolo in braccio. Come dare loro torto?
Ma con un neonato è molto probabile che non si tratti di vero e proprio pianto, invece con un lattante è possibile che non abbia bisogno di nulla, o di molto meno di quello che gli si offre. A volte capita che, anche con gli occhi chiusi, il lattante si infastidisca ancora di più quando il genitore interviene, pur avendo poi bisogno di lui per riaddormentarsi.
Per questo vale sempre una regola: nel sonno, troppi stimoli rischiano di peggiorare la situazione invece di migliorarla, e non è vero che l’intervento immediato sia sempre la soluzione, né che sia sempre il bisogno. Il pianto fa paura, ma prima di bloccarlo è importante ascoltarlo e cercare di capire che cosa ci sta dicendo.
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